4 dicembre 2025
Il nostro Fondatore e Direttore Simon Domenico Migliorini ha ricevuto il Premio nella categoria “Teatro” con la seguente motivazione:
Attore e regista di grande sensibilità, Simon Domenico Migliorini, formatosi alla scuola di Giorgio Albertazzi, è interprete di un teatro colto, intenso e multidimensionale. Con il Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra, da lui ideato e diretto, ha saputo creare un laboratorio vitale di confronto tra il teatro classico e la sperimentazione contemporanea, trasformandolo in un punto di riferimento per la scena italiana e internazionale. Nell’estate 2025, Migliorini ha portato in scena Una notte di Casanova di Franco Cuomo. Con una regia sobria e raffinata e un’interpretazione intensa e misurata, ha saputo cogliere con profonda sensibilità l’essenza e lo spirito dell’opera, restituendo al pubblico un Casanova crepuscolare, sospeso tra nostalgia e consapevolezza. Nel solco della scrittura di Cuomo, ha trasformato il mito del seduttore in una riflessione universale sul tempo, sulla memoria e sull’identità conferendo nuova vita a un testo di straordinaria densità letteraria. La messinscena, sostenuta da un impianto visivo e sonoro di grande eleganza, ha preservato la forza evocativa della parola di Cuomo, rendendola viva e attuale per lo spettatore contemporaneo. Il dialogo fra teatro, musica e immagine – cifra distintiva della poetica di Migliorini – ha generato uno spettacolo di intensa suggestione, dove la classicità si è fatta linguaggio moderno e il mito ha ritrovato la propria umanità. Per l’eccellenza di un percorso artistico coerente e appassionato, per la qualità di una ricerca teatrale capace di coniugare tradizione e innovazione, rigore culturale e libertà creativa, per l’impegno costante nella valorizzazione del patrimonio teatrale
Simon Domenico Migliorini riceve il Premio Franco Cuomo International Award Sezione Teatro 2025.
Riportiamo anche il discorso di ringraziamento di Migliorini:
Ho pensato a lungo a quale parola potesse davvero restituire ciò che provo in questo momento. Noi teatranti viviamo spesso sospesi in quell’“aere perso” evocato dal nostro sommo poeta: uno spazio in cui sostiamo mentre attendiamo che qualcuno riconosca la ragione profonda di questo mestiere così ostinato, così faticoso, spesso ingrato, ma così necessario. Oggi più che mai il teatro deve recuperare la sua funzione primigenia, che è quella della comunità. È rimasta l’unica arte analogica in una società dove neppure più il ciabattino o il falegname lo sono; e forse, senza esagerare, più che “specchio della vita”, il teatro è dimostrazione della vita, autentica e analogica appunto perché ha a che fare con corpi, voci, sentimenti e carne.
Per questo, oggi, la parola che più sento mia è semplicemente: “grazie”.
Detta da un attore, questa parola non è un gesto di cortesia: è un atto teatrale.
Il suo “gra-”, che risale dal respiro e diventa voce, porta con sé l’amore, la disciplina, il dubbio e la scelta quotidiana di continuare.
E oggi quel grazie contiene molte vite intrecciate alla mia. Mi giro indietro, nel palmarès dei premiati, e vedo amici e maestri, alcuni dei quali mi hanno accompagnato in questo percorso, e non posso che commuovermi pensando a loro, a ciò che ci ha accomunati in questo riconoscimento. Sto pensando naturalmente a Giorgio Albertazzi, che sarà lassù con Scaparro (altra colonna portante di questa iniziativa), e magari faranno un po’ di claque per me. Sono sicuro che Giorgio scuoterà la testa e dirà: “Avevo ragione, è un pazzo scatenato”. Penso anche ad Antonio Salines, che è stato uno dei primi a credere nel mio progetto di Festival, e a Paola Gassman, che mi disse che anche suo padre Vittorio aspettava da tempo che questo teatro romano – al quale era affezionato – tornasse a vivere.… grazie!
Ma tutti i premi, alla fine, sono il risultato di una storia condivisa: non siamo i soli a meritarli, siamo solo l’apice di una squadra umana fatta di amicizie, amori, condivisioni, fiducia e stima; fatta di aiuto, sudore, fatica, pianto e risate. A tutti questi maestri, amici e amiche, familiari, collaboratori, ma anche agli Enti che hanno sostenuto il progetto, a tutti loro vorrei dedicare questa serata.
L’ultimo grazie va al maestro Aurelio Gatti, con il quale da anni condivido questa esperienza e al quale mi lega una fraterna amicizia. Anche grazie a lui questo Festival ha potuto prosperare.
Franco Cuomo: un incontro casuale? Punto interrogativo. Credo poco alla casualità, sullo schermo del mio computer, mentre armeggiavo, mi è apparso senza averlo cercato “Una notte di Casanova” di Franco Cuomo. Non vorrei peccare di presunzione dicendo che sembra mi sia venuto a cercare… Il mio primo incontro con Franco Cuomo risale a quasi vent’anni fa: misi in scena quel magnifico Caligola ritrovato, tradotto da Cuomo. Conoscevo la sua traduzione del Cyrano, i suoi romanzi storici ma ignoravo i suoi lavori drammaturgici, finché non sono incappato “casualmente” in questo Una notte di Casanova. Scritto in versi sciolti: bellissimo! È un testo ricco, stratificato, di una complessità rara: una partitura di pensieri, memorie, filosofia e carne, che appartiene alla grande tradizione del teatro italiano di parola . Molti lo considerano “difficile” proprio perché è esigente, colto, pieno di livelli e di voce interiore. Ma quella ampiezza non è un ostacolo: è la sua forza. La vera sfida, per me, è stata accogliere questa abbondanza e tradurla in una forma scenica che potesse respirare senza mai tradire la sostanza originaria. Ho lavorato a lungo per creare un adattamento che non semplificasse, ma rendesse visibile ciò che nel testo già pulsa: la fragilità di Casanova, la sua lucidità, il suo disincanto, la sua filosofia di vita, il suo essere – come tutti noi – un personaggio in bilico tra memoria e desiderio. Non più il gaglioffo libertino avventuriero, ma l’uomo, l’intellettuale, il filosofo. Un personaggio vicino a noi più di quanto possiamo pensare.
Ringrazio la Giuria per aver riconosciuto questo percorso e ringrazio i colleghi premiati: è un privilegio condividere con voi questo momento.