ICARO- CASSANDRA- PANDORA- GIOVANNA D’ARCO
con Chiaraluce Fiorito, Maria Rita Sgarlato, Paolo Toti
scritto e diretto da Paolo Toti
Un messaggero, viaggiatore di mondi, in bilico tra uno spazio-tempo arcaico e una modernità artefatta, si profila un portatore di messaggi consegnati ad una umanità in pericolo, moniti per una causa di salvezza. Il messaggero narra e incarna le vicende di quattro personaggi appartenenti alla mitologia ellenica e alla storia, iniziando un percorso che si articola in quattro atti, ognuno portatore del proprio messaggio:
ICARO, personificazione di una umanità che tutto vuole raggiungere attraverso la tecnologia, e distaccandosi dalla dimensione spirituale, finirà col perdere il senno, le proprie origini, perfino la propria vita:
“in quel di Creta, al soldo dell’inquisitore infernale Minosse…Padre non capisci! Qui, dentro questa architettura, noi conduciamo il globo verso una nuova evoluzione Pieno di rabbia, di noia, di viltà, di ambizione. Io ero Icaro,figlio di Dedalo e ora me ne vado, spicco il volo.” CASSANDRA, vox clamantis in deserto, colei che vede profilarsi il pericolo della distopia e della guerra, derisa da una moltitudine che non vuole inclinare le proprie certezze: la umilia, la esclude e la condanna. “E ciò dava grande sospetto alle previsioni, le di lei Cassandra, Fermi voi! Che fate, non discutete?
Non fate a gruppi voi per sibilare il sospetto? É una trappola obliqua, affidato al cordame, ai cavi
elettrici bruciati, alle fragili funi, al cemento, alla sete di conquista”.
PANDORA, divulgatrice delle cronache dei mali di un mondo ferito da piaghe contemporanee, che sostanziano nella loro condizione di essere dei mali, ma che prendono una forma diversa da epoca a epoca.“Giove incaricò di plasmare dalle terre fangose una fanciulla che chiamò Pandora I treni portavano la merce da un angolo all’altro della terra, e tutto si fece oggetto, consumo, che tutto consumava e che tutto veniva consumato.” Va da Prometeo che ha reinfusa di vita all’argilla con una stilla di fuoco…
GIOVANNA D’ARCO, eroina, mossa dalla Mano Celeste, che compie con la sua fede azioni prodigiose e che si rivolge arditamente ad un mondo che adesso non crede più a nulla: ““La luce s’avanza e io battuta da ferri, massi o trapassata da frecce ero implacabile. Una forza sovrannaturale mi sosteneva in ogni momento E voi, immobili davanti lo scempio restate? Non scendete pei campi voi a combattere? Tutte le mani della Francia in una sola mano, una Francia he non sarà più divisa, una mano mossa dal Cielo.”. La forza della parola è sinergica all’uso dell’espressività corporea, generando un connubio che lega l’epicità del mito con l’immediatezza contemporanea. Lo spettacolo è ripartito in quattro spaccati che squarciano il velo tra narrazione e interpretazione e si proiettano in una dimensione senza tempo dove i personaggi storici e mitici diventano simboli atemporali, diventano parola, significato, fortezza e speranza. Il filo rosso che lega questi messaggeri sono i destinatari del loro messaggio, i quali possono sottrarsi all’ascolto o scegliere di seguire il varco di speranza.
Paolo Toti