Olanda – Italia – Korego Theater Group Amsterdam – Regia: Carmelinda Gentile
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LE BACCANTI

Paesi Bassi- Italia –

PRIMA INTERNAZIONALE –

Korego Theater Group Amsterdam

Regia: Carmelinda Gentile

Le Baccanti di Euripide è un’opera straordinaria che esplora i confini tra razionalità e istinto, ordine e caos, umano e divino. La tragedia racconta il ritorno di Dioniso a Tebe per rivendicare il suo diritto di essere venerato come dio. Penteo, re della città, rifiuta di riconoscere la divinità di Dioniso e tenta di reprimere il culto orgiastico delle Baccanti, le donne tebane che, prese dal fervore dionisiaco, abbandonano la città per celebrare i loro riti sui monti. Il conflitto tra i due culmina in una catastrofe: Penteo, travestito da donna per spiare i riti segreti, viene scoperto e dilaniato dalle stesse Baccanti, tra cui sua madre Agave, accecata dalla furia divina.

La mia regia intende spogliare la rappresentazione da ogni orpello superfluo per ricondurla all’essenza stessa del teatro: un incontro puro tra attori e pubblico. Questo allestimento si configura come un ritorno alle origini della sacralità del rito teatrale, perché Le Baccanti non è solo una tragedia, ma un rituale che esplora il mistero del divino e della natura umana.

La scena si fa spazio sacro, il corpo degli attori strumento primordiale di narrazione, la parola si intreccia con il silenzio e il suono per evocare, più che mostrare. Il pubblico non è semplice spettatore, ma parte integrante del rito, coinvolto in un’esperienza che mira a risvegliare quella dimensione arcaica e collettiva del teatro, nata come celebrazione comunitaria e catartica.

Attraverso la semplicità dei mezzi scenici e la centralità del corpo e della voce, questa messa in scena vuole riportare il teatro alla sua funzione originaria: un luogo in cui la finzione si dissolve per lasciare spazio a una verità condivisa, profonda e sacra.

Note di regia – Le Baccanti

Le mie Baccanti nascono dal desiderio di un ritorno al rituale, come se si aprisse una porta sul passato e da quella soglia tornassero figure arcaiche, evocate in un mondo che non ha tempo né spazio: il mondo del teatro.

Tutto è immerso nella nebbia, in un’atmosfera sospesa, mitica. Il corteo di Dioniso – i suoi seguaci, i suoi adetti – non è composto da semplici interpreti, ma da corpi posseduti, trasfigurati dalla divinità. Nella visione degli antichi greci, essere posseduti da un Dio significava diventare quel Dio. Ed è proprio ciò che accade in scena.

All’interno del coro, si compie una sorta di nascita continua: Dioniso agisce, plasma, distribuisce i ruoli. Sono le Baccanti stesse a diventare, di volta in volta, Penteo, Tiresia, Cadmo… come se la divinità dettasse in tempo reale la partitura scenica, attraversando i corpi, fondendoli, trasformandoli.

Tutto accade sotto il segno dell’estasi e della metamorfosi. Non c’è una gerarchia, non c’è un’identità fissa: c’è solo il passaggio del Dio, la sua voce, il suo corpo che si moltiplica. E il teatro, come da sempre, accoglie e amplifica questo mistero.