L’Incantatore, lo spettacolo scritto da Natalia di Bartolo e prodotto dal Festival Internazionale recensito dal prestigioso magazine “Lyrica Marsilia”

Entre théâtre et musique, L’Incantatore d’Éric Breton nous entraîne aux portes de la Divine Comédie, avec Lydia Mayo, Simone Migliorini et Natalia Di Bartolo.

L’Incantatore d’Éric Breton en Avignon. Éloge de la délicatesse.

TRADUZIONE

Le Parole vengono prima. L’Incantatore, un poema drammatico scritto da Natalia Di Bartolo e musicato da Éric Breton è di natura ibrida. Un narratore e un soprano si confrontano. Ma la parola sembra prevalere sulla musica.La musicologa e drammaturga Natalia Di Bartolo ha scritto un testo per un personaggio che, attraverso un “recitativo lamentoso”, ci conduce, dopo una riflessione poetica sull’invecchiamento, a un elogio per il teatro. Non dell’opera.L’ Incantatore (L’Enchanteur) è un testo di grande densità, sia simbolico, che poetico. È un monologo in cui l’attore (Simone Migliorini) incarna questo Incantatore , allegoria del Teatro universale ed eterno, anch’esso soggetto a disuso e all’insuccesso.Di fronte a lui, il soprano

Lydia Mayo incarna dapprima la Voce, il Logos , la parola creatrice di un mondo il cui invecchiamento ha perso l’essenziale: il sogno e il mistero della giovinezza. È rigorosamente vestita di nero. Poi si trasforma in Zoe, una strega inquietante e sconcertante (doppia femminile e tentatrice, a volte crudele, a volte compassionevole). Apparendo sul balcone, avvolta in un superbo abito rosso, Lydia Mayo scende poi sul palco. Occupa lo spazio con grazia e maestria; i suoi movimenti, fluidi e coreografici, conferiscono al suo personaggio un’aura inquietante in cui seduzione e fatalità si mescolano. Per tutto lo spettacolo, il soprano incarna queste due figure con disinvoltura e fascino, supportata da una voce calda e duttile e da una dizione sempre molto attenta.

Simone Domenico Migliorini è un attore eccellente, che ha anche diretto lo spettacolo. Sconvolgente, vive questo ruolo con un’intensità quasi rituale. I suoi gesti, i suoi silenzi, le sue intonazioni e i suoi impeti, la minima inflessione del suo volto, trasmettono la lotta interiore del Teatro per continuare a esistere. La sua dizione sfrutta meravigliosamente la musicalità intrinseca della lingua di Dante, a cui il testo sembra così vicino, scritto anch’esso in endecasillabi, gli undici piedi con cui fu composta la Divina Commedia.L’opera è stata presentata in anteprima nel luglio 2024 al Festival Teatro Romano di Volterra (Toscana).Il legame tra tutti è assicurato dal Maestro Éric Breton, che non disdegna qualche improvvisazione in stile post-Debussy , per un ensemble caratterizzato dalla delicatezza . Ha mantenuto, per tutta l’esecuzione, una sorprendente complicità tra i silenzi e il vuoto di un testo intriso di questa prosodia così particolare. La sua intesa con il soprano risplende nella perfezione delle concatenazioni, eseguite con una sincronizzazione esemplare, e sappiamo quanto sia delicato l’esercizio quando i recitativi si allungano in questo modo.Le luci di Franck Michallet, precise e poetiche accompagnano efficacemente la scenografia e la progressione drammatica. Notevole anche la qualità della traduzione francese proiettata sul fondo del palco. Il pubblico del Théâtre du Chien qui Fume ha applaudito calorosamente questo spettacolo e i suoi interpreti. Anche la presenza di Natalia Di Bartolo è stata notata e salutata, così come la bellezza del suo testo. L’unico rammarico è che non sia stato offerto al pubblico un breve riassunto del poema: avrebbe senza dubbio aiutato alcuni spettatori ad immergersi più facilmente in quest’opera impegnativa.

Jean-Pierre Bacot et Jean-Marie Cabot

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