di T. M. Plauto
Scheda dello spettacolo Pur essendo considerato da Plauto uno dei suoi capolavori, il *Truculentus* è stato raramente rappresentato. La storia narra di una bellissima prostituta che tiene abilmente in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: personaggi tipici della comicità plautina che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna. L’originale riscrittura di Vincenzo Zingaro trasferisce la vicenda alla fine degli anni ’30, in Sicilia, dando vita a un affresco storico di grande impatto emotivo. Un “Amarcord” dagli echi felliniani che ci trasporta in un’onirica e scoppiettante vita di provincia, dove i personaggi plautini si trasformano in ritratti familiari, a dimostrazione di quanto il teatro latino abbia un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Una rappresentazione di Plauto davvero unica, divertente e commovente, che ci fa scoprire quanto il commediografo latino sia veramente un nostro “contemporaneo”. — ### Note di Regia (di Vincenzo Zingaro) Cicerone testimonia che il *Truculentus* era considerato da Plauto una delle sue opere migliori. Nonostante ciò, la commedia è stata raramente rappresentata in tempi moderni, pur contenendo diversi caratteri tipici della comicità plautina: dalla prostituta al giovane innamorato, dal soldato fanfarone al servo rozzo. Il motivo è da attribuire ad alcune anomalie e a una certa frammentarietà della trama, dettata probabilmente da una compromessa trasmissione del testo; pertanto, a una prima lettura, l’opera può destare qualche perplessità. Tuttavia, prestando maggiore attenzione, mi sono accorto che essa contiene spunti di eccezionale modernità ed elementi di inaspettata crudezza che superano il semplice gioco, proiettandoci in una dimensione di inquietante “realismo”. Salta subito all’occhio, innanzitutto, che il motore dell’azione non è più il *servus*, ma una donna — fatto inconsueto in una commedia plautina: una figura estremamente sofisticata nell’esercitare il proprio mercimonio, capace di giocare abilmente su diversi piani. Ma il suo è un gioco amaro, che introduce una nota dissonante nell’universo armonico e apparentemente spensierato di Plauto. Nel *Truculentus*, il mondo femminile sembra fagocitare ineluttabilmente il maschile, trascinandolo in una deriva dei sensi, in una “battaglia dei sessi” che non lascia scampo. Bisogna considerare che l’opera appartiene alla maturità di Plauto, periodo in cui gli studiosi tendono a ravvisare nel Sarsinate una maggiore sensibilità ai problemi sociali dettati da una società in profonda trasformazione. Nel 189 a.C., infatti, anno in cui è datata la commedia, Roma è attraversata da grandi cambiamenti il cui filo rosso è rintracciabile nella guerra: la seconda guerra punica si era conclusa faticosamente con la sconfitta di Cartagine, lasciando in eredità nuove dinamiche sociali. Tra queste, una maggiore autonomia e indipendenza delle donne, dovuta alle nuove norme successorie e ai patrimoni acquisiti in seguito alla perdita di mariti e padri caduti in battaglia. Nel 195 a.C. fece scalpore l’insurrezione pubblica femminile che portò all’abrogazione della *Lex Oppia* (promulgata nel 215 a.C.), che limitava l’ostentazione del lusso proprio per far fronte allo sforzo bellico. Si determinò così uno sbilanciamento nell’equilibrio dei ruoli sociali per il quale gli uomini si sentirono minacciati. Da questo tessuto sociale nasce l’ispirazione per il personaggio di Phronesium, la bellissima e astuta meretrice protagonista della commedia. D’altro canto, la stessa atmosfera licenziosa che pervade il *Truculentus* trova fondamento in fenomeni molto diffusi, come quelli dei culti bacchici, la cui crescente promiscuità determinò, nel 186 a.C., la soppressione degli stessi da parte del Senato (*Senatus consultum de Bacchanalibus*). Scopriamo allora che il mondo di Plauto, con i suoi personaggi fino a ora considerati maschere, assume un sapore più vero, che ha stimolato la mia fantasia a trasferire la vicenda in un contesto storico più vicino a noi. Lo spaccato sociale raccontato, la presenza di caratteri spinti fino al grottesco, i toni a tratti scoppiettanti e a tratti crepuscolari, mi hanno riportato alla mente figure del cinema felliniano. Una sorta di “Amarcord” che ci trasporta in un’onirica e desolante vita di provincia, dove signorotti, militari, donne procaci e giovani ossessionati dal desiderio intersecano geometrie di esistenze grigie, patteggiando spasmodicamente il prezzo dei favori dietro un’apparente briosità. Così, ho deciso di ambientare la mia messinscena nella seconda metà degli anni ’30, in un’Italia attraversata anch’essa da profonde contraddizioni: tra il disagio dell’arretratezza e l’euforia dell’espansionismo. L’inaugurazione di Cinecittà nel ’37 rappresentò uno straordinario crogiuolo culturale, paragonabile a ciò che il teatro di Plauto aveva rappresentato nella Roma cosmopolita del III sec. a.C. L’espansione coloniale in Africa, realizzata dal regime in nome di una gloriosa “romanità”, rimanda al periodo delle guerre puniche; il fenomeno delle case di tolleranza (diffuso in Italia fino alla legge Merlin del 1958) richiama i lupanari della Roma antica, offrendo un sovrapporsi di suggestioni tra antico e moderno. Attraverso questa curiosa alchimia prende vita l’affresco di una provincia del Sud, una storia ambientata in una moderna Magna Grecia in cui sogni e passioni si scontrano con la spietatezza della realtà. I personaggi si trasformano in ritratti familiari, mai scomparsi ma solo trasfigurati, davanti ai quali l’anima cerca di prendere le distanze con un’amara risata. E l’appellativo *Truculentus*, sul quale i critici hanno tanto dibattuto poiché ispirato a un personaggio secondario, trova qui il suo senso profondo se lo consideriamo come la definizione di un destino avvilente, capace di mortificare l’esistenza. È quello che succede ai protagonisti di questa storia, vittime di una condizione più forte di loro e di un destino tragico che li accomunerà: lo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel confrontarmi con quest’opera, ho sentito l’esigenza di raccontare ciò che ho percepito sinceramente tra le sue righe, lasciandomi trasportare dalle sue più recondite vibrazioni, con la passione e l’amore con cui ho sempre affrontato il mio viaggio nel meraviglioso mondo della Commedia Classica Antica. **Vincenzo Zingaro**