di FRANCO CUOMO –
1725 – 2025
Tricentenario della nascita di Giacomo Casanova –
Un Casanova senza età che attende in una sperduta locanda d’Europa una dama che non verrà se non quando l’attesa avrà ormai esaurito il desiderio. Nell’arco di una notte, spazio temporale e mentale di un’intima confessione, scandita in sette stanze che vanno dalle ore undici all’alba, un avventuriero di oscuri natali come il nostro eroe veneziano, fattosi cavaliere da solo “rubando otto lettere all’alfabeto che è proprietà di tutti”, si adopera per ridimensionare la mistica del potere nel mondo.
Nella drammaturgia di Cuomo non c’è posto per storie comuni, per gente qualsiasi. Il suo diritto ad inseguire il fantastico puro della storia lo conduce a considerare la condizione per l’elaborazione della trama, per la definizione del personaggio una sua sospensione al di sopra o al di sotto del resto del genere umano, mai alla pari: verso la santità o verso la dannazione, mai verso una quiete terrena.
Nel caso di questo Casanova ne scaturisce una figura emblematica al di fuori degli schemi e dei modelli precostituiti, un reperto umano in grado di fungere da campione esemplare delle nostre passioni, delle nostre contraddizioni portate alle estreme conseguenze, proposta ai nostri occhi di spettatori provocatoriamente, per confondere le carte che qualche sapiente addomesticatore aveva messo “per benino” in quello che si chiama “ordine” ma non necessariamente “vita” o “teatro”. Oscillando continuamente tra il sacro e il profano, il genio e la sregolatezza, la nobiltà e la cialtroneria, la verità e la menzogna, la parola potente di Cuomo ricca di fascino e di efficacia teatrale disegna in maniera incisiva il ritratto esemplare e moderno di un perfetto “arcitaliano”. Rappresenta un esempio di drammaturgia di altissimo livello, che si colloca nel solco della tradizione teatrale italiana e ne rinnova i linguaggi. Attraverso una scrittura raffinata e coinvolgente, l’opera riesce a trasformare la celebrazione di un tricentenario in un evento culturale di forte rilevanza, capace di promuovere il teatro come strumento di conoscenza e riflessione.
A differenza delle rappresentazioni tradizionali che lo ritraggono come un semplice seduttore, quest’opera offre una visione profonda e poliedrica, in cui Casanova è simbolo delle contraddizioni umane Questo approccio innovativo trasforma lo spettacolo in un viaggio teatrale immersivo e coinvolgente, che va oltre la semplice narrazione. Il linguaggio teatrale potente, che ha valso a Franco Cuomo il premio Flaiano per questo lavoro, stimola una partecipazione emotiva e intellettuale del pubblico. Il lavoro reinterpreta la figura di Casanova in chiave contemporanea, esplorando temi universali come il desiderio, il potere e l’identità. La Figura di Giacomo Casanova, conosciuta in tutto il mondo come simbolo dell’avventura e della libertà, costituisce un ponte naturale per proiettare il progetto su scala internazionale
L’opera crea un percorso di introspezione e confessione per scoprire un Casanova complesso e profondo, capace di dialogare con le inquietudini e i sogni dell’uomo moderno. L’opera si pone come una celebrazione innovativa del tricentenario della nascita di Giacomo Casanova, trasformando la figura storica in un simbolo senza tempo, capace di parlare ai temi universali delle contraddizioni umane moderne.
Franco Cuomo (Napoli, 22 aprile 1938 – Roma, 23 luglio 2007)
autore di un vasto repertorio teatrale, rappresentato in Italia e all’estero da registi quali Carmelo Bene, Maurizio Scaparro, Sergio Fantoni, Françoise Petit. Tra i suoi testi teatrali: Faust o Margherita (con Carmelo Bene) e Romeo e Giulietta (con Carmelo Bene e Roberto Lerici), Compagno Gramsci, Il caso Matteotti, Caterina delle misericordie (Premio Riccione), Nerone (Premio Idi), Giovanna d’Arco e Gilles de Rais (Premio Vallecorsi), Addio amore [Beatrice Cenci] (Premio Fondi), Una notte di Casanova (Premio Flaiano). Tra gli altri premi ricevuti: il Fregene per il giornalismo (1984), il Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio (1989), il Ravello (1990), il Vanvitelli (1995), il Blowin (1997).
Ha tradotto Utopia di Thomas More e numerosi classici per la scena, tra cui Cirano e Caligola, diretti da Maurizio Scaparro, nonché opere di Shakespeare, Marlowe, Johnson, Plauto e de Musset.
Ha collaborato alla Rai come curatore (o consulente) di programmi radiofonici e televisivi d’argomento culturale (come L’occhio sul teatro e Magico e nero per Videosapere) nonché di vasto respiro popolare (come Cararai, Cronache del cinema e del teatro, Obbiettivo Europa e Cineteatro). È stato ospite di telegiornali e popolari trasmissioni sulle reti Rai, Mediaset e di altre emittenti, prendendo parte a programmi quali Stargate, Voyageur, Unomattina, Maurizio Costanzo show, Top secret e Speciale storia TG1.
è stato finalista due volte al premio Strega, con Gunther d’Amalfi, cavaliere templare nel 1990 e Il Codice Macbeth nel 1997.
Simon Domenico Migliorini
ha dimostrato un notevole valore artistico nel panorama teatrale italiano.La sua carriera abbraccia diversi ruoli sia come attore che come regista, e il suo contributo va oltre le semplici performance. La sua capacità di interpretare una vasta gamma di personaggi, dalle opere classiche a quelle moderne, evidenzia la sua versatilità e profondità artistica.
Il suo lavoro è stato riconosciuto non solo a livello locale, ma anche nazionale e internazionale, facendo di lui una figura di rilievo nel teatro italiano. La dedizione di Migliorini nel promuovere il teatro come forma d’arte e il suo impegno costante nella formazione e nella crescita del pubblico teatrale sottolineano il suo valore artistico e il suo contributo significativo al mondo delle arti performative.
In qualità di direttore artistico del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra, Migliorini ha dimostrato un impegno straordinario nella promozione e valorizzazione del teatro. Ha portato avanti iniziative che non solo celebrano il patrimonio teatrale, ma che attirano anche un pubblico variegato, contribuendo alla diffusione della cultura teatrale.
Con Simon Domenico Migliorini
Greta Gallotti, Maria Carla Generali,
Coreografie – Aurelio Gatti
Musiche – David Dainelli
Costumi – Gabriella Panza
Scene – Patrizia Gronchi
Regia e adattamento drammaturgico Simon Domenico Migliorini